Vi proponiamo l’interessante intervista a cura di Noël Labelle per agefi.com al Direttore dell’Istituto di Scienze dello Sport dell’Università di Losanna Grégoire Millet, figura di spicco nel mondo della scienza dello sport, sull’allenamento in altura. Ex atleta professionista, allenatore della nazionale di triathlon di Francia e Gran Bretagna per i Giochi Olimpici di Sydney, ha conseguito un dottorato sulle determinanti fisiologiche delle prestazioni aerobiche. Ospite regolare di conferenze internazionali ed esperto consultato da società sportive e istituzioni, recentemente con il suo gruppo di ricerca ha sviluppato un nuovo metodo di allenamento, l’RSH (allenamento ipossico con ripetute sprint), che si suppone si diffonderà rapidamente nei principali sport di squadra professionistici.
Cos’è l’RSH?
«Si tratta di un metodo innovativo che migliora la capacità di ripetere degli scatti. Non è un allenamento che punta a migliorare la resistenza di per sè. Nel calcio, per esempio, sappiamo che l'effetto di affaticamento limita il numero di accelerazioni nel secondo tempo di una partita ma il gioco moderno non tollera questa perdita di velocità. Per ovviare a questo, bisogna lavorare perché il muscolo sia in grado di duplicare gli sforzi. La nostra ricerca si è concentrata sullo sviluppo della fibre veloci in quota. Con un meccanismo di vasodilatazione, in altura le fibre veloci agiscono come quelle lente e si affaticano meno».
I lavori in altitudine non sono una novità nello sport di alto livello...
«Ciò che è nuovo è l'uso dell’altitudine per la velocità. Di solito durante i training camp ci si allena e si vive in quota, con un percorso convenzionale di tre/quattro settimane che porta naturalmente l’aumento di ossigenazione del sangue. Risultato molto interessante per gli sport di resistenza. Questa metodologia è vecchia in quanto risale alla fine degli anni '60. Negli anni '90 ha avuto successo soprattutto tra gli scandinavi e gli americani un altro approccio che prevede di vivere/dormire in quota ma allenarsi a valle. Questa prospettiva ha permesso lo sviluppo sul mercato della “tenda ipossica” (ricordiamo che in Italia è vietato utilizzarla, ndr), una sala in cui si respira una miscela di gas impoverito di ossigeno che simula gli effetti dell'altitudine. Abbiamo acquisito un impianto di questo tipo recentemente presso l'Istituto di Scienza dello Sport dell'Università di Losanna».
Questi dispositivi sono compatibili con l'RSH?
«Confrontare l’altitudine effettiva con quella simulata è importante. Se inizialmente tra le due si pensava non ci fosse troppa differenza, le nostre ricerche più recenti ci suggeriscono che l'altitudine vera richiede molto di più ai muscoli di quella fittizia».
Questo metodo richiede attrezzature speciali?
«Infrastrutture specifiche sono obbligatorie per gli sport di alto livello. Valais come altre località si sta attrezzando con dei siti appositi, ma mancano ancora dei dettagli per ottimizzare l'offerta per i grandi club professionistici. Bisogna coordinare in modo efficace svariati servizi di conoscenze, accoglienza, cura, svago, logistica… Il potenziale è reale».